Una figlia, una madre e una grande storia nel romanzo di Patrizia Rinaldi

Un racconto prende vita dai suoni delle parole e dal rumore anarchico delle esistenze che si rivelano e lasciano il lettore carico di pensieri nuovi. E di sentimenti.
Patrizia Rinaldi conosce bene l’arte di far incontrare personaggi e lettori, di farli abbracciare stretti, di non far dimenticare una voce, uno sguardo, una tenerezza o il taglio secco di un tradimento.

Tra le autrici più vive e spiazzanti di questo nostro tempo, così avaro di parole e belle storie, la Rinaldi ci offre un “romanzo-romanzone” , incisivo e importante.
Si chiama “Ma già prima di giugno” (Edizioni e/o, 160 pagine, euro 16,50) e dentro ci sono due voci e due vite. Quelle di una figlia e di una madre.

Ena, la figlia, ormai vecchia, racconta sua madre Maria Antonia, ma le due voci arrivano a integrarsi, ad arricchirsi, attraverso una catena di ricordi e memorie, di fatti tragici e piccolezze.
C’è una grande storia, in questo libro. E c’è una grande lingua italiana, che mescola brillantemente la ricchezza delle cadenze e dei “vizi” dialettali con la forza espressiva di un italiano solido ed elegante.

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