Alzheimer: nelle foglie d’ulivo un antiossidante contro la malattia

È sull’oleuropeina, un antiossante, che l’università di Firenze punta per individuare una terapia contro il morbo di Alzheimer, malattia neurodegenerativa che nel mondo, secondo l’Oms, nel 2030 avrà colpito 76 milioni di persone. Di cosa si tratta? Di un polifenolo presente nell’olio d’oliva, ma soprattutto nelle foglie di ulivo il cui effetto benefico è dimostrato come antiparassitario naturale per le piante e contro la leucemia. Nel caso dell’Alzheimer, il meccanismo che si attiva sarebbe quello di consumare le proteine alla base della demenza senile.

È in grado di “consumare” la proteina beta-amiloide

I risultati raggiunti dall’università di Firenze sono stati pubblicati sulla rivista Journal of Alzheimer’s Disease e si basano per il momento sulla sperimentazione animale. “Gli animali”, dice Massimo Stefani, a capo del team di biochimici toscani, “mantengono più a lungo le loro capacità cognitive e hanno nel cervello meno placche di proteine anomale. L’oleuropeina che abbiamo somministrato loro ha dimostrato di essere in grado di stimolare l’autofagia cellulare”. Detto in altre parole, appunto, contribuisce a sciogliere gli accumuli che risultano poi tossici formati da proteine come la beta-amiloide.

A breve partirà la sperimentazione umana, poi l’integratore

L’Alzheimer, poi, non sarebbe l’unica malattia che potrebbe trarre benefico dall’uso della oleuropeina, che tuttavia al momento deve essere importata dalla Cina. Secondo i laboratori di Firenze. c’è anche il diabete di tipo 2 e la sperimentazione animale ha raggiunto risultati così solidi che si sta per passare a quella umana. E il primo esito concreto di questa ricerca arriverà nel giro di qualche mese con un primo integratore.

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