Le pecore, gli ispirati, i trash e le perfettine: decalogo della moda a scuola

Nel liceo in cui passo metà delle mie giornate 6 giorni su 7 ci sono all’incirca 2000 studenti. Ciò implica il fatto che ogni giorno io veda facce diverse nonostante questo sia il secondo anno che lo frequento. Se però le persone che indossano le stesse scarpe o gli stessi vestiti in un determinato giorno diventassero un unico individuo vi posso assicurare che il numero di studenti di quel determinato giorno dimezzerebbe come minimo.

Questo perché esistono le mode e le tendenze e ovviamente esistono le persone che le seguono. Queste, però, si dividono in due gruppi: quelle persone che le seguono solo per prendere ispirazione e utilizzano la loro testa e il loro gusto personale nel comprare vestiti e quelle che, come pecore, seguono la moda e tutto ciò che essa propone senza nemmeno domandarsi se ciò che stanno acquistando rispecchi i loro gusti.

Nella mia scuola, come penso tutte le scuole, il secondo tipo purtroppo prevale. Ogni giorno mi imbatto in paia su paia di leggings neri, Adidas super star sempre nere e felpa grigia lunga il giusto perché guai se non si mettono in mostra le curve.

Oserei dire per fortuna, però, mi imbatto anche in altre tipologie di indossatori, se così vogliamo chiamarli. La tipologia che ammiro di più è quella formata da coloro che si vestono come gli piace, che abbiano stile o meno. Quelli che non badano a ciò che gli altri potrebbero pensare ed esprimono la loro creatività in questo modo. Devo dire che non sempre condivido ciò che indossano e non sempre appaga il mio gusto personale, ma apprezzo il fatto che non diano peso all’opinione altrui.

Ci sono poi quelli che hanno un loro stile e si attengono sempre a quello, che sia estate, inverno, giorno, notte, che ci sia il sole, il vento, la pioggia o la grandine. C’è quella un po’ vintage con gli stivaletti e magari una gonna, quella più hippy un po’ floreale, quella casual in jeans (spesso strappati), quello vestito sempre trash o come si usa dire da “fattone” con pantaloni esageratamente larghi e scarpe altrettanto grosse.

Dopodiché ci siamo io e tante altre persone che la mattina siamo troppo stanche per pensare a cosa mettere e ci vestiamo con la prima cosa comoda che troviamo nell’armadio o con ciò che è rimasto sulla sedia della scrivania dal giorno prima.

In contrapposizione ci sono quelli, e quelle soprattutto, che alla domenica hanno già pensato a cosa mettere per tutta la settimana perché devono essere ogni giorno impeccabili e guai se indossano la stessa cosa due giorni di seguito. La loro reputazione potrebbe calare enormemente e altro che buco dell’ozono o surriscaldamento globale, questi sono problemi da niente in confronto.

La cosa che non condivido non è tanto il fatto che pensino prima a cosa mettere e che ci tengano ad essere impeccabili perché, anzi, ammiro la voglia che hanno e spesso anche ciò che indossano. La cosa che proprio non condivido è l’importanza che danno all’essere sempre apparentemente perfette.

Voglio dire, se una mattina ti svegli tardi perché non suona la sveglia, perché il tuo cane ha vomitato e tua madre si è dimenticata di svegliarti o per non so quale strano motivo, non è la fine del mondo se PER UNA VOLTA vai a scuola con i vestiti del giorno prima. Si tratta pur sempre di andare a scuola, non a una cena di gala con il presidente.

Secondo me si tratta di compromessi. In generale le eccezioni sono eccezioni e non sono la fine del mondo, soprattutto se si tratta di cosa mettersi per una mattina a scuola.

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